Oltre le servitù militari

>Sapevate che

La Sardegna ha oltre 35.000 ettari di territorio soggetti a occupazione militare. Durante le esercitazioni un’area di mare di 20.000 chilometri quadrati, ovvero quasi quanto l’intera Sardegna, viene interdetta alla sosta, navigazione e soprattutto alla pesca.

Nell’Isola ci sono i due più grandi poligoni per le esercitazioni militari in Italia: quello del Salto di Quirra – Perdasdefogu che ha un’estensione di 12.700 ettari, e quello di Capo Teulada, che si estende per 7.200 ettari.

>Situazione attuale

In Sardegna c’è il 61% dei territori soggetti a occupazione militare italiana. In Sardegna vengono sparate circa l’80% delle bombe utilizzate dallo stato italiano ogni anno.

Siamo la zona più militarizzata d’europa.

Nonostante la presenza delle basi dagli anni ’50 sia sempre stata fatta passare come un’opportunità per la creazione di posti di lavoro, la realtà è ben diversa.

La popolazione di Teulada ha perso quasi la metà dei suoi abitanti, le presenze turistiche e lo sviluppo del settore agricolo sono nettamente in controtendenza rispetto ai comuni limitrofi. Nonostante Teulada abbia ben 84 km di coste non può sfruttare il suo immenso patrimonio a causa della presenza della base.

Il danno più grave è quello che viene fatto all’ambiente: lo stesso Esercito Italiano ha ammesso che la zona DELTA del Poligono di Capo Teulada è interdetta al passaggio di militari perché altamente inquinata. Questa zona è considerata non bonificabile e la bonifica di alcune sue parti risulterebbe antieconomica.

Discorso analogo vale per il Poligono Interforze del Salto di Quirra. Dal 2011 presso il Tribunale di Lanusei è in corso il “processo ai veleni di Quirra”. Gli otto comandanti che si sono avvicendati alla guida del poligono dal 2001 al 2012 sono accusati di omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri.

>Il nostro progetto prevede

Analisi e mappatura completa di tutte le zone interessante da occupazione militare per capire la reale portata del fenomeno, l’entità del danno provocato in oltre 60 anni dalle basi militari presenti in Sardegna.

Progressivo smantellamento delle basi e dei poligoni militari in Sardegna

Bonifica di tutti i territori inquinati nei decenni di esercitazioni militari.

Riconversione e reinserimento di tutti i lavoratori interessati direttamente e indirettamente dal settore militare, affinché l’assenza della base non crei un calo dell’occupazione.

Risarcimento da parte dello Stato italiano per il mancato rispetto delle norme di sicurezza, la sottrazione ai cittadini sardi di enormi porzioni di territorio e di mare e l’irreparabile danno ambientale.

Noi vogliamo la Sardegna libera dalle servitù militare dello Stato italiano e della NATO e libera dalle fabbriche di bombe.