Valorizzare la nostra pesca di qualità

>Sapevate che

In Sardegna manca una chiara strategia per il settore della pesca.

A ciò si aggiunge la lentezza della burocrazia e le politiche europee che non tengono conto delle condizioni dell’Isola. La competitività del mercato e l’inattività della Regione definiscono un quadro di crisi perenne.

Ci sono circa 1.300 imbarcazioni da pesca su cui sono imbarcati quasi tremila marittimi. Sono presenti oltre 8.000 ettari di lagune in cui lavorano poco meno di mille pescatori che alimentano un indotto di circa 10.000 persone.

>Situazione attuale

Le concessioni demaniali scadono nel 2020. Ancora non si ha certezza alcuna sulle garanzie nei confronti dei concessionari che hanno gestito questi ambienti in maniera encomiabile pur tra i mille problemi.

Gli ambienti lagunari soffrono la cronica mancanza di interventi straordinari. Tale situazione mette a rischio sia la produttività che l’equilibrio ecologico. Il carattere di straordinarietà degli interventi non è dato solo dalle problematiche ambientali ma, anche dal fatto che, il loro costo non è affrontabile dai concessionari che si fanno carico normalmente delle manutenzioni ordinarie.

Le quote tonno vengono assegnate da un ente mondiale (ICCATT) all’Italia che di partenza è già debole e lascia alla Sardegna una quota irrisoria. L’attuale dotazione finanziaria concessa in base al protocollo per le Servitù Militari è insufficiente a soddisfare le richieste di indennizzo dei pescatori. Le aree interdette dalle servitù si aggiungono alle aree interdette nelle Aree Marine e nei Parchi, riducendo considerevolmente le zone di pesca.

>Il nostro progetto prevede

Istituire la Direzione Regionale della Pesca in capo all’Assessorato all’Agricoltura per coordinare la gestione del settore, le attività di sperimentazione ed assistenza tecnica, formare una classe di tecnici all’avanguardia.

Predisporre un “piano straordinario quadriennale” per la tutela della risorsa Riccio e garantire un reddito ai pescatori subacquei autorizzati, evitando che un eccessivo prelievo, fuori regola o abusivo, metta a rischio l’intero ecosistema.

Rivendicare, attraverso una forte azione politica, l’assegnazione alla Sardegna delle quote tonno che ci spetterebbero in virtù della nostra posizione geografica e dell’abbondanza di questa risorsa nei nostri mari. Tali quote andrebbero poi ripartite tra le barche sarde.

Definire un piano regionale dell’acquacoltura con regole certe e precise, dove individuare le aree adibite all’acquacoltura e mitilicoltura con l’obiettivo di razionalizzare l’impatto ambientale dando certezza di concessioni e mezzi finanziari agli operatori del settore.

Procedere a un riordino degli approdi e delle piccole strutture nei porti per favorire l’attività di pesca, la valorizzazione dei prodotti, la vendita diretta e il potenziamento delle attività di ittiturismo