Un monumento ai genitori

Un monumento ai genitori

di Andrea Murgia

La battaglia sul voto utile si apre col sondaggio del quotidiano del nord Sardegna. Non li ho mai guardati e non guarderò certamente quelli organizzati per orientare il voto e nascondere i candidati scomodi.

Girando la Sardegna registro un sentimento positivo e un entusiasmo che va oltre le nostre attese. Siamo effettivamente una forza che coerentemente propone e disegna un progetto discontinuo e alternativo allo sfascio in cui hanno relegato l’Isola.

La coalizione di destra si propone con un candidato che da Assessore ai Trasporti ha fatto fallire la compagnia pubblica che garantiva i collegamenti con le isole minori. Presenta undici liste di aspiranti consiglieri, plasticamente a raccontare, se ce ne fosse bisogno, la grande spartizione che ingesserà le politiche regionali dei prossimi cinque anni.

Il centrosinistra ripropone 24 consiglieri e 4 assessori uscenti. In piena continuità coi cinque anni della Giunta Pigliaru.
In questi ultimi cinque anni, la funzione politica del Partito Democratico si è dissolta. Con la sanità allo sfascio, i trasporti regalati al monopolio, l’agricoltura abbandonata a sé stessa. Un confronto con lo Stato italiano inesistente e sottomesso.

È rimasto in piedi un blocco di potere che si è esteso negli anni agli enti di sottogoverno, alla sanità, alle aziende di trasporti, alle autorità e alle fondazioni bancarie. Lo stesso blocco di potere che ho combattuto anche quando mi sono candidato da indipendente alle primarie del centrosinistra. Lo stesso blocco di potere che Massimo Zedda si è assunto l’onere di salvaguardare e portare in salvo durante la bonaccia elettorale.

Un caro amico, recentemente scomparso, sosteneva la necessità di fare un monumento ai nostri genitori. A tutti i genitori che col sacrificio hanno investito nel futuro dei loro figli.

Personalmente non ho aspettato la campagna elettorale per riscoprire le mie radici, il mio legame col Paese non è mai stato interrotto, il morboso attaccamento è il prodotto di quello sradicamento forzoso che in età scolare mia madre ci impose per trasferirci a Cagliari in seguito alla prematura scomparsa di mio padre.
Sia io che i miei fratelli abbiamo completato il nostro ciclo di studi a Cagliari, la Capitale della Sardegna e la città che ci ha accolto e ospitato.
Mia madre per circa vent’anni insegnò nelle scuole elementari della Capitale, prima in via Meilogu e poi alla Regina Elena. La sua ossessione era lo studio. Non ricordo di aver comprato un libro usato perché si poteva risparmiare su tutto ma non sui libri.

Mio fratello Enrico, il più grande di noi quattro, rallentò gli studi in seguito alla riuscita in un concorso pubblico per Sottoufficiale del Corpo Forestale della Sardegna, dove ha prestato onorato servizio quale comandante di una delle più belle stazioni dell’Isola, quindi si laureò in ingegneria con indirizzo ambientale e, sempre attraverso un concorso pubblico, entrò quale istruttore direttivo presso l’Assessorato alla Pubblica Istruzione della Regione Sardegna.
Un altro fratello è geologo e lavora presso il Comune di Seulo, il più piccolo è geometra ma, non avendo trovato lavoro, si è trasferito a Londra dove fa il cameriere per un ristorante italiano gestito da amici seulesi.

L’ossessione dei miei genitori, studio e concorsi pubblici, hanno trovato piena soddisfazione nei loro figli. La prematura scomparsa di mio padre ci ha reso uniti e solidali. Di questi genitori è piena la Sardegna, per questo motivo abbiamo proposto un programma di dispersione Zero, per accompagnare in prossimità ognuno di quei ragazzi che, nella loro età più difficile, rischiano di smarrirsi nel percorso di apprendimento e di ritrovarsi con una vita in salita.

Zero come obiettivo, forse irraggiungibile, ma obiettivo. Lo dobbiamo a noi stessi, al sacrificio dei nostri genitori e alle loro ossessioni per farci crescere.

Enrico è stato per diciotto mesi Capo di Gabinetto dell’Assessore Dessena, nell’Assessorato presso il quale lavora come Istruttore Direttivo. Una volta ufficializzata la mia candidatura con Autodeterminatzione, ha rimesso le sue dimissioni nelle mani dell’Assessore. Io non ho chiesto che si dimettesse e non gli ho neppure chiesto di sostenermi. Si è dimesso per evitarmi un imbarazzo politico e gliene sono grato.

Non mi sto giustificando e avrei tanti motivi per ribattere su parenti, figli o cognati. Avrei tanti motivi per rispondere a tono e alzare la polemica.
Penso sia stata una caduta di stile dettata da un certo nervosismo.
Penso che, si vinca o si perda, bisogna rimanere signori.

Penso che dobbiamo fare un monumento a tutti i genitori, anche ai miei e anche a quelli di Zedda. Hanno tante ragioni per essere orgogliosi dei loro figli