Pastores semus totus

Pastores semus totus

di Marco Pau

Non conosco pastori, o figli di pastori, ricchi. Conosco industriali del latte e i loro figli che invece lo sono. E sta qui la crisi del prezzo del latte che torna ogni due o tre anni.
E già, si fregano le mani esattamente come i costruttori felici del terremoto.  Dicono: “la crisi di mercato è evidente, vorremmo ma non possiamo pagare il latte di più. Se non migliorano le cose ci sarà latte in esubero.”


Ma se c’è crisi questa riguarda il solo pecorino romano, produzione colpevolmente e consapevolmente non contingentata. Ma se il pecorino romano rallenta e il prezzo oscilla (4,80/5,80 euro kg) gli altri formaggi no. I prezzi sono stabili da anni 12/14 euro kg.

Allora perché il prezzo del latte alla stalla viene calcolato sul prezzo di vendita del pecorino romano?
Perché pagare il latte 0,60 centesimi quando gli altri formaggi non conoscono crisi?

Facciamo due conti:
Se un industriale del latte trasforma 10 milioni di litri, non fa romano e paga il latte a 60 centesimi invece che 1 euro, risparmia 40 centesimi a litro.
Provate a moltiplicare 0,40 per 10 milioni di litri! Fatto? Un bel gruzzolo vero?

Occorre una verifica seria e attenta se si vuole salvare il comparto del latte ovino. Sarà ancora Sardegna quando non vedremo più le pecore al pascolo?
No perché anche il nostro paesaggio non sarà più lo stesso, così come i nostri paesi così belli e così disperati.  Pastori siamo tutti.

Abbiamo proposte e progetti per salvare il comparto.
Le renderemo pubbliche fra pochi giorni, con una grande iniziativa di cui sentirete parlare.

La memoria non s’inganna la Sardegna non si vende.