No al DDL Pillon

No al DDL Pillon

di Marta Onnis

Come componente della rete femminista Non Una di Meno, ho sottoscritto quanto pubblicato in occasione della manifestazione del 10 novembre, Mobilitazione NO Pillon, indetta da D.I.RE.

Se per gli aspetti tecnici normativi ci siamo rivolte ad avvocate esperte in materia, come rete di femministe abbiamo fatto una analisi politica, sottolineando che il decreto è da rifiutare in toto poiché rappresenta un passaggio ulteriore verso una restaurazione che ci riporta indietro di 70 anni almeno.

Dopo la messa in discussione della legge 194, questo ddl sancisce un controllo e una ingerenza dello stato nelle vite delle persone. Ecco alcuni buoni motivi per rigettarlo:

 

  • si rivolge alle famiglie tradizionali, formate da padre, madre e figli, come uniche degne di riforme e tutela. Tutto il resto sta in un limbo non meglio definito e da incasellare come “altro”, di poco conto, di scarso interesse;
  • costringe la donna e l’uomo a vivere sotto lo stesso tetto durante i sei mesi previsti come periodo di “mediazione familiare”, anche là dove ci siano state denunce per violenza domestica;
  • la mediazione è a pagamento e a carico dei soggetti coinvolti;
  • depotenzia il reato di violenza domestica;
  • non tiene conto dell’impraticabilità di una divisione del tempo di affidamento dei figli che è aritmetica e di difficile attuazione se i due vivono in città diverse, ad esempio, o se uno dei figli ha meno di 6 mesi, senza contare gli orari di lavoro, la necessità di conciliare tempi, esigenze, spostamenti ecc.;
  • i minori non sono al centro dell’attenzione, ma diventano oggetto di contesa, senza volontà alcuna neanche di decidere che sport praticare, tutto demandato a decisori esterni;
  • viene riproposta la “sindrome di alienazione parentale” nonostante non sia mai stata validata scientificamente;
  • viene rionosciuto il diritto del genitore uomo a vedere i propri figli in misura uguale a quella della madre anche là dove ci siano sospetti di abusi e violenza messi in atto dall’uomo;
  • viene chiesto alle donne di contribuire al 50% delle spese quando sappiamo bene che sono in prevalenza le donne a lasciare il lavoro per dedicarsi alla famiglia (nel 2017 sono 30.000 le donne che hanno dovuto lasciare il lavoro perchè era inconciliabile con il ruolo di madre), quindi avrebbero difficoltà maggiori a sostenere una cogestione economica del nuovo sistema famiglia. E’ giusto anche non dimenticare che le donne vengono ancora pagate meno degli uomini anche se svolgono lo stesso mestiere.

 

Se la ratio legata a questa legge era sostenere il ruolo genitoriale dell’uomo all’interno della coppia, questo dovrà essere pensato in altro modo, intanto educando gli uomini ad assumere responsabilità da genitore pari a quelle delle donne, nella presenza e nella cura dei figli.

Lo stato deve garantire la tutela dei diritti dei cittadini, sostenerli là dove vi siano situazioni di disagio economico e sociale.

In Italia esiste ancora un sistema di valori maschilisti molto presente, e una cultura fossilizzata su certe pratiche, questo comporta ad esempio che i padri raramente possano dormire in ospedale con i loro figli ricoverati, viene dato per scontato che vi sia la madre, la zia o la nonna!

Le istituzioni dovrebbero dare altri segnali, possiamo suggerirne alcuni:

  • potenziare o mettere in campo servizi che sostengano i genitori nei primi anni di vita dei figli, asili nido, nursery nelle aziende pubbliche e incentivi per le aziende private;
  • promuovere le forme flessibili di lavoro, e rendere più sostenibile il rientro del genitore che sta a casa in maternità;
  • garantire alle donne la possibilità di accesso al mondo del lavoro;
  • garantire luoghi di vita sereni, a partire dalla casa, un sostegno economico e psicologico se serve per l’accompagnamento al ruolo di genitore;
  • costruire un senso di genitorialità che vada oltre la relazione sentimentale di coppia;
  • costruire un sistema più in equilibrio per una società più sana, equa, sostenibile, nonviolenta, nonoppressiva.

Come candidata di AutodetermiNatzione posso dire che lavoreremo in tal senso.