L’unico voto utile è quello per la Sardegna

L’unico voto utile è quello per la Sardegna

di Nicolò Migheli

Credevamo di essercene liberati, invece a ogni tornata elettorale rinasce il tormentone del voto utile. Sotto questa espressione che non concede repliche, finiscono nascosti i veri problemi che travagliano l’isola. È l’Hannibal ante portas reciproco che domina ogni dibattito. Voto utile a chi?

Di sicuro a Salvini che si trasferisce armi e bagagli in Sardegna, diventa ministro dell’agricoltura, promette prezzi del latte, agita inesistenti sostituzioni etniche e invasioni di migranti. Il candidato presidente del centro destra, foglia di fico sardista, oscurato dal lombardo. Voto utile ai leghisti che potranno gettare tra i piedi governativi dell’M5S il sasso di una eventuale vittoria.

Che l’operazione Lega sia l’ennesima dimostrazione di colonialismo lo racconta il loro spot elettorale dove i Quattro Mori vengono bruciati e sostituiti da un Alberto da Giussano. Voto utile al Berlusconi redivivo che potrà contare di più nel centro destra salvinizzato. Voto utile per il M5S appannato dalla gestione governativa, non più partito di lotta e manco di governo, azzoppato dal cambio in corsa del candidato presidente della Regione.

Voto utile per un afasico PD reduce da un’esperienza di governo locale con molti limiti, che vorrebbe ripetere il successo delle elezioni di gennaio. Voto utile per tutti fuorché per quei sardi che aspettano ancora che la salvezza arrivi da fuori, da leader italiani che useranno qual suffragio esclusivamente per i loro interessi.

Anche la giunta uscente, finalmente, si accorge che Roma non rende il dovuto dopo che l’Assessore al Bilancio firmò per il pareggio di bilancio e per la non rivendicazione dei crediti che la Sardegna contava. Nel loro racconto quello di Renzi e di Gentiloni era un governo amico, mentre questo invece è nemico perché fatto da avversari politici.

Nessun governo è mai stato amico di quest’isola, come dimostra la Storia. Ogni concessione ha avuto un ritorno triplicato in quel di Roma. L’istituzione regionale e la sua autonomia ridotta a puro fatto amministrativo, privata del suo essere politica, di rappresentare una nazione senza stato.

Lo slogan  Zedda sindaco dei sardi ne è conferma. Se allarghiamo lo sguardo oltre il mare ci accorgeremmo che la Sardegna oggi più che mai ha bisogno di una rappresentanza politica forte con l’attenzione rivolta verso il nostro interesse nazionale, ben diverso da quello italiano. Nei prossimi mesi due scadenze.

Le elezioni europee dove secondo i sondaggi si avrà una componente sovranista numerosa, gli Stati ottocenteschi si riapproprieranno di competenze con nuovi centralismi che schiacceranno ogni richiesta dei popoli senza Stato. La Sardegna, per la legge elettorale e per il collegio, corre il rischio di rimanerne esclusa. L’iniziativa di raccolta firme per una candidatura unitaria nazionale sarda potrebbe essere una risposta. Così come lo sarà la partecipazione attiva alle Euroregioni – noi ne facciamo parte con Corsica e le Baleari – per contrastare finché possibile lo strapotere degli Stati.

In Italia, non sembri una contraddizione, si assisterà a un centralismo variabile. Da una parte Roma dura con il meridione e la Sardegna, dall’altra cedevole con le regioni del nord che reclamano più autonomia. Non è solo la Lega a spingere verso l’autonomia forte, anche il PD di quelle regioni o è d’accordo, oppure è silente. La conflittualità tra territori non solo non è scomparsa, ma con il governo giallo-verde si è accentuata. Un processo storico di lunga durata, interrotto solo dagli anni ’50 agli ’80 del Novecento.

Negli ultimi trent’anni gli investimenti pubblici verso il Mezzogiorno e la Sardegna sono andati riducendosi progressivamente. Basti guardare le infrastrutture- una per tutte l’alta velocità ferroviaria- i finanziamenti per l’università e le scuole ecc… L’unica incognita è la durata del governo, ma quelle spinte non verranno cancellate da una sua eventuale caduta. Fanno parte dei processi storici e l’unione franco-tedesca è forte attrattore economico e di comuni interessi. I meridionalisti sostengono che è in atto una separazione dolce delle regioni del nord. Non è escluso che sia così, i desideri della Lega sempre quelli sono.

Si potrebbe verificare che in un crollo dell’unità italiana la Sardegna debba decidere se diventare indipendente o seguire quel che resta della repubblica. Nello scontro dei vasi di ferro chi potrà rappresentare il vaso di coccio sardo? Ricordiamoci che siamo il 2,6% dell’elettorato italiano. Non contiamo nulla. L’unica possibilità è un governo sardo forte che abbia piena consapevolezza del mutamento in atto e dello scontro che si sta verificando in Italia e in Europa e agisca di conseguenza.

La soluzione può essere un governo a trazione leghista con centrale a Milano? Può essere un governo PD che negli anni ha solo assecondato i trasferimenti al nord? Oppure un esecutivo regionale con maggioranza M5S che è proprietà di un Srl milanese che tratta i suoi dissidenti con metodi da regime totalitario?

No. L’unica possibilità che abbiamo è un voto alle formazioni sarde, da cui escludere il PSd’AZ assorbito da via Bellerio. Per cui votare per il Partito dei Sardi, per la lista Sardi Liberi e per Autodeterminatzione è legittima  difesa della Sardegna. Per quel che vale il mio voto andrà a Autodeterminatzione Andrea Murgia presidente. Faccio questa scelta perché quella lista mi corrisponde per programmi e idealità, ma anche le altre due sono degne di grande attenzione e del suffragio dei sardi. L’unica possibilità per la Sardegna.