La pianificazione territoriale e lo sviluppo locale sostenibile

La pianificazione territoriale e lo sviluppo locale sostenibile

di Andrea Faedda

Ci sono due concetti importanti di cui tenere conto quando in Sardegna si parla di urbanistica e pianificazione del territorio: la visione e la coscienza di luogo

Visione perché prima di tutto, prima di ogni piano urbanistico o territoriale, occorrerebbe che ci fosse una visione condivisa, la comune accettazione di una serie di scenari che ci riguardano tutti in quanto abitanti.  Quest’ultimo aspetto non è per niente scontato. Non lo è perché ciascuno di noi oltre ad avere una sua personale “visione del mondo”, porta anche con sé un insieme di aspirazioni e desideri che nascono da differenti interessi e sensi di appartenenza ai diversi luoghi che abita. Inoltre ci sono i punti di vista degli esperti che spesso tendono a imporre una propria visione dall’alto del loro sapere tecnico e pertanto non si pongono in una posizione di ascolto.

In questo modo risulta difficile avere una visione realmente condivisa che invece si raggiunge se alla sua costruzione contribuiscono tutti. Se c’è coinvolgimento e con-divisione di intenti allora c’è anche un protagonismo diffuso, anche per quanto riguarda una disciplina come l’urbanistica, troppo spesso considerata pertinenza esclusiva di pochi.

 

Il secondo concetto riguarda la coscienza di luogo e qui riprendo un lavoro della ricerca di alcuni studiosi territorialisti tra cui Alberto Magnaghi. La coscienza di luogo riguarda la capacità, da parte degli abitanti, di riconoscersi nel proprio ambiente di vita e di dare valore a quest’ultimo, attraverso una serie di pratiche durevoli e sostenibili, che si fondano sulle peculiarità locali. Da questo punto di vista però tale approccio è ancora ben lontano dall’essere praticato in Sardegna. Nelle nostre comunità resistono ancora dinamiche dis-valoriali che sono la conseguenza del lungo processo di de-culturazione che ha subito la Sardegna e per effetto del quale è ancora in gran parte rimosso tutto ciò che riguarda la storia, la lingua, la cultura ma anche la stessa conoscenza del territorio e dei paesaggi che abitiamo.

 

Autodeterminatzione è una forza propositiva che vuole fornire alternative credibili per chiunque scelga che la Sardegna diventi il proprio ambiente di vita.

La speranza verso l’uscita da una condizione storica di subalternità risiede prima di tutto nelle coscienze dei sardi, nella loro capacità di pensare se stessi come corpo collettivo, capace di soggettività politica e quindi di poter decidere responsabilmente il proprio futuro. Nel momento in cui gli abitanti vengono esclusi dalle decisioni che riguardano il proprio territorio, allora può accadere spesso che siano altri ad utilizzare le risorse locali (ambientali, territoriali, umane) per fini speculativi ed esterni, consumandole in maniera irreversibile e senza venire incontro ai bisogni dei cittadini.

Oggi nel mondo le crisi congiunturali si abbattono con una forza devastante, soprattutto in quei territori che pagano più di altri le conseguenze di un asservimento economico e culturale reiterato nel tempo. La questione delle nuove povertà è oggi una questione centrale per la Sardegna. Per abbatterle è necessario che la Politica si concentri verso la ricerca di nuovi modelli di società dove sia possibile vivere in condizioni di maggiore benessere ed equità sociale. Peraltro non è più pensabile oggi utilizzare i valori classici di misurazione della ricchezza, soprattutto quelli che si identificano nelle categorie della crescita economica illimitata.

Pertanto è sempre più importante produrre proposte che favoriscano lo sviluppo di nuove economie a base territoriale, la valorizzazione dei beni comuni del territorio, la cura e la ricostruzione dei luoghi, l’attivazione di nuove forme di cittadinanza consapevole.

Lo sviluppo sostenibile è la strada concreta per realizzare la rete delle sovranità locali, fondate sul riconoscimento e la valorizzazione dell’identità dei luoghi.

Uno sviluppo che sia prima di tutto della società che restituisce alle persone la possibilità di essere protagoniste nelle scelte che riguardano il proprio ambiente di vita e di relazione.